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Easton

Ogni tanto i confronti con il passato sono necessari,

qualche altra inaspettati, in un’osmosi lenta eppure inesorabile. Una mattina come tante ti connetti a Facebook e trovi un messaggio che ti sbatte in faccia un passato che non ricordavi, non nella sua completezza almeno, in cui credevi che gli errori commessi fossero genuini e che le azioni intraprese – a loro volta – fossero state comprese. Non era andata così, quella volta. Avevo ferito, infierito, ero mancato e chissà, forse, avevo anche sbagliato. In realtà – come la giri la giri – non puoi tornare indietro a rimediare, tutto è – semplicemente – ora.
Non sono la distanza e il silenzio a fare un addio.
Ci sono le bugie, quelle che raccontiamo a noi stessi e agli altri, quelle che coprono le verità che non vogliamo ascoltare o che non vogliamo raccontare per il bisogno di apparire migliori, di uscirne meglio.
Giustificazioni, quante?
Prendersi le proprie responsabilità è un fardello che non vogliamo portare.
Rammenti l’ultima volta che non hai dovuto mentire per vivere?
E una luce opaca, filtrata, era quella che s’insidiava nelle pieghe di una coperta pronta all’inverno, nel tuo abbraccio sempre generoso, sempre disponibile, pure quando poi vuoi tenere il punto, testarda, orgogliosa, figlia di principi che condividi, ma che non servono.
E quella telefonata di un amico lontano sei anni che, nonostante il tempo passato, ha lo stesso calore di allora.
A volte la vita è come una troia che domanda il grande amore.

Quante cose sono passate e quante cambiate.

Ho perso persone, gesti, posti.
Ieri sera passavamo ridendo davanti all’Easton. L’Easton che ha chiuso, che ha dato, che si è consumato.
L’Easton che prenderei io, se Andrea non avesse messo tutto in mano all’agenzia ad un prezzo spropositato.
Quante ne sono successe lì dentro. Se quelle mura potessero raccontare.
Avevo si e no vent’anni, quando staccavo dall’aeroporto e andavo a mangiare un boccone con i colleghi, davanti al telone del videoproiettore fisso su All Music.
E la birra e i bruschettoni e le risate e la cameriera/sogno che prendeva le ordinazioni fra i tavoli e che per me aveva sempre un sorriso o una carezza in più, forse perché ero il più piccolo.
Ancora l’Easton nelle sere con Francesca, la prima e poi con Chiara, rimpianto ancora attuale. Fatto di carezze sotto i tavoli, davanti a sguardi troppo poco attenti.
Il cambio di gestione e le prime serate di karaoke a misurare la voce e a sottolineare momenti con le canzoni che sentivo più mie.
L’Easton con Camilla, quando per la prima volta avuto per tangibile l’idea di amore eterno.
L’Easton di Andrea, di un nuovo amico troppo istintivo, ma alla fine con un cuore grande, che ha detto quello che doveva dirmi, qualche mese fa, senza peli sulla lingua, secco e diretto nel solo modo in cui poteva essere.
L’Easton per rifiatare dopo la prima rottura con Stella e per il successivo finale distacco, fatto di musica, birra e cercata malinconia.
L’Easton di quest’ultima Francesca, fatto di sigarette consumate all’esterno, sguardi rubati, abbracci e momenti nascosti sulle serrande esterne.
L’Easton che è un bel ricordo, che si prende tanto e al quale darei indietro tanto.
L’Easton che ho odiato, che ho vissuto, deriso, amato.
Mi piacerebbe stasera, invece dei nuovi giri, andarci, farmi spillare una doppio malto, sedermi al tavolo e guardarmi intorno e ricordare quanto di me appartiene al locale, tra allegria di chiacchiere, musica e occhi vecchi e nuovi da incrociare.

Succede ogni tanto

di dover riaffrontare parte di quel passato che ti ha riportato al passato appena trascorso, ma ci sono cose e persone che non vuoi lasciare indietro e le tiri avanti, allo stesso tempo tuo.
E così oggi io e Susanna, Susy per gli amici, ci siamo rivisti. Erano più di due anni che non ci vedevamo da soli per andarci a prendere qualcosa e così al caffè Friends, al porto, risate sul passato, sull’Easton, su quello che eravamo. Come è semplice tracciare una riga che unisce due punti. E’ tutto lineare, tutto estremamente facile. Ed eccoci ancora lì poi, davanti ad un sole che prova ad affogare nel mare, a pensare, soppesare, immaginare quello che verrà domani. Domani sarà quello che sarà, sempre meglio di quello che è già passato, perché la curiosità per quello che c’è da vivere vale tutti i ricordi, anche quelli più felici. Quindi ben ritrovata Susy.
Ieri sera sono stato a cena con Manuela e poi abbiamo fatto gruppo con Francesco e company, che mi fa scompisciare, ha una parlantina che non ho mai avuto nemmeno io dopo 5 birre doppio malto. Stasera mi sa che aspetto che stacca, poi vi dico. C’è stato un momento troppo forte ieri sera mentre sono entrato un attimo al BOA, c’era la cugina di una mia ex, con una sua amica assurda per quanto bella, ma per via di tutti i tavoli che ci separavano mi sono giustificato a gesti per non essermi potuto avvicinare… Lei con il labiale mi fa “non ti preoccupare, lo capisco…” si ma io mica mi sbattevo per lei, ma per l’amica! LOL
Va bè mi guardo un po’ di Roma-Juve e poi esco. Passate una buona serata e Silvia non pensare ai minchioni o ti faccio rimettere con Marco ^^

..se pensi di sfidarmi assicurati di esserne capace,
sarà meglio per te, perché così com’è,
preparati a tremare quando tocca a me..
(Articolo 31 –
Così com’è)

E allora è andata,

l’Easton è ufficialmente chiuso. Domani o dopo domani facciamo il punto e andiamo a parlare con i proprietari. Mi dispiace per Andrea e per tutto quello che il locale ha rappresentato per me durante la sua gestione, è un pezzo di vita che se ne va. Auguro a lui e alla sua famiglia ogni bene.
Il resto è un susseguirsi di situazioni surreali. Mi domando quando e come finirà questa stagione, sembrano le puntate finali di un serial televisivo. Colpi di scena su colpi di scena. Dio grazie per avermi dato un cuore forte, capissi pure le tue scelte, sarebbe anche meglio. Purtroppo per motivi vari non posso ancora pronunciarmi, ma davvero è il caso di preparare i pop corn.

Ho appena cenato,

ma tra un po’ riscappo, non c’è pace questi giorni, cioè credetemi sono contento di avere cose da fare, ma un attimo per organizzare la vita devo riuscirlo a trovare.
Spero stiate tutti bene, più o meno ci siamo sentiti oggi. Questa sera ho messo al giusto posto uno di quei cavilli che escono alla fine e te ne accorgi solo all’ultimo momento. Ma va beh è già passato. Ho ricaptatato alcuni vecchi pezzi degli Articolo 31 e quindi stasera si cambia base, magare ve la ricordate, oggi mi torna attualissima. Ci si sente o questa notte o domani, buon proseguimento di viaggio a tutti.

Sei un’altra cosa che ho perso,
che mi è scivolata, che mi è caduta,
io c’ho provato ma non ti ho tenuta.
Va bè pazienza,
credimi posso farne senza,
sei già un ricordo in dissolvenza
e noi fai differenza,
con tutto quello che ho perso senza rendermene conto,
come ogni volta che perdo un tramonto e il giorno dopo affronto lo stesso,
magari piove come adesso e ho perso l’ombrello ed il cappello
ma il bello è quello,
è il duello che ogni minuto ho fatto con la vita
quando la sorte mi si è accanita contro
e pronto dovevo trovare veloce una via di uscita,
procurandomi qualche ferita
che non si chiude e ancora brucia,
ma fa niente
è solo un’altra cosa persa
o qualche volta un’altra cosa data e dopo tolta
all’improvviso, senza preavviso
che rende inferno ci che era paradiso…

Un’altra cosa che ho perso…
Un’altra cosa che ho perso…

Ore passate a misurare dolore
dolore d testa, dolore di occhi, dolore di cuore
dolore di anima, di sangue, di ossa
ma cià non vuol dire che non possa darmi una scossa,
in fondo è solo una scommesa che ho perduto,
una promessa a cui ho creduto e che non hai mantenuto
già basta non perdere la dignità
almeno curandola un po’ con un bicchire pieno
come le tue frasi,
adesso tutte perse come un mazzo di chiavi
tu che cercavi parole per farmi capire che eri pulita,
ma per finire poi sei riuscita
a perderle come cento lire
e adesso credimi non ne voglio più sentire
voglio guarire,
guardando l’altra faccia di te che ho scoperto,
pensandoti solo come una cosa che ho perso…

Un’altra cosa che ho perso…
Un’altra cosa che ho perso…

Ho perso treni, aerei, più di una volta il portafoglio,
ho perso indirizzi, soldi, ma mai l’orgoglio,
il che è uno sbaglio se mi fa perdere l’autocontrollo
però non mollo, c’ho fatto il callo e resto in ballo…
E’ un’altra cosa uscita dalla mia vita,
che presto o tardi verrà sostituita,
in un futuro dove tu sarai passato remoto, cancellato, dimenticato,
sarai una foto,
buttata sul fondo di un cassetto chiuso,
coperto da qualche maglia che non uso
e disilluso,
ci proverò ad odiare,
se non ci riuscirò mio malgrado dovrò amare,
ma mai come cura per un vuoto da colmare
e non mi scrivere, non mi chiamare, non mi pensare,
perché da oggi un’altra cosa cerco
e sono certo
sarà diverso,
da quella cosa che ho perso…

Un’altra cosa che ho perso…
Un’altra cosa che ho perso…