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Bibby

Il tema di Forrest Gump

che mi sveglia dal cellulare, il tuo odore nel naso, un piccione che ha deciso di darmi il tormento, le tazzine di gradiente arancione che sono rimaste nel lavandino – ieri sera mi era preso l’attimo di pigrizia quando sei andata via – e l’aria che sembra meno fredda.
La colazione, lo spazzolino aggrappato ai denti, i vestiti, la macchina, la metro, le chiacchiere con un’amica, un caffè per portarsi via l’ultimo sonno, una telefonata inaspettata: è la mia vita che va.

Non piove,

il che è già positivo considerando quanta acqua ho preso (abbiamo preso?) nelle ultime settimane. Ad un passo dal Natale dunque e probabilmente questo sarà l’ultimo post prima di quello della vigilia. Con i regali ho finito: dopo giorni di missioni varie nei centri commerciali, outlet e nei negozi principali su internet e di Ostia e Roma, abbiamo: due pensieri per Eleonora, anche se uno è ancora in viaggio e dovrebbe arrivarmi tra le mani lunedì. Uno per Silvia, uno per Manuela (che sono certo la renderà contentissima), un altro per Agnese con degli extra, due per Bibby (le devo anche quello del compleanno), due per Luca piccolo, due per Valeria e anche per Giulio e Alessia e Mia è tutto sotto controllo. Per i miei ho già dato, non hanno aspettato il 25 come o peggio dei bambini. Con la comitiva dei “grandi” invece, non siamo soliti farci regali e ci scambieremo solamente gli auguri. Com’è intuibile, con Eleonora. le cose vanno discretamente: i sentimenti che condividiamo sono spontanei e il rapporto si sta assestando su buoni livelli di comprensione e supporto reciproci. In fondo il problema sono sempre e solo io, che rimugino, penso, relaziono. Anche se in questo periodo lo faccio meno e provo a godermela di più, viceversa non terrei fede al mio processo di voler vivere il presente relegando il futuro e il passato ai loro rispettivi ruoli. E quindi stiamo bene, inoltre per più motivi ci vediamo nei ritagli di tempo e nei weekend dove, soprattutto io, sono più libero e posso muovermi meglio. Un post soft dunque, senza fili moralistici, botte di filosofia spicciola o grandi commenti di cronaca. Vi auguro un buon weekend.

Scusa ma ti chiamo amore

E così, ieri sera, io e Bibby ci siamo visti “Scusa ma ti chiamo amore.”
Le premesse erano pessime da parte mia. Dopo le trasposizioni cinematografiche di “Tre metri sopra il cielo” e “Ho voglia di te”, pensavo proprio che avrei solamente scaldato la poltrona.
In generale mi piacciono le storie di Moccia, ma il suo stile è decisamente molto grezzo anche se devo ammettere che le pagine dei suoi libri scorrono via veloci.
Questa volta, addirittura, oltre alla sceneggiatura del film, Moccia ha deciso di mettersi dietro la telecamera per raccontare la storia di Alex e Niki sul grande schermo.
Il punto è che il film mi è piaciuto. Ho riso e mi sono anche emozionato in un paio di situazioni. Chiaramente non stiamo parlando di un cult imperdibile, ma trovo che alcuni giudizi negativi da parte delle riviste del settore, siano ingiusti.
Chiaramente molte parti del libro sono venute meno e alcuni contesti striminziti per restare nelle due ore canoniche, ma il risultato è più che positivo.
Il buon Raoul Bova era credibile nel personaggio e le ragazze in sala non hanno fatto che apprezzare la veemenza fisica del trentasettenne attore.
La giovane Michela Quattrociocche, seppure lontana nei tratti fondamentali dalla Niki narrata nel libro, è  incantevole e in sintonia col personaggio da rappresentato. Più di un adulto in sala, sono sicuro, avrebbe rischiato la galera per lei. Un Luca Ward narratore e investigatore privato non poteva che far bene al cast che comunque è completissimo di attori (più che altro teatrali) di buon livello, tranne i più giovani, evidentemente, ancora da formare. Come detto non stiamo parlando di un capolavoro, ma di un film godibile.
Dimenticate Step/Scamarcio. Raoul Bova è un’altra storia.
Vi consiglio di vederlo.

Rieccomi.

Buongiorno a tutti, manco dalle “scene” da qualche tempo. Sono accadute diverse cose negli ultimi giorni, ma cronologicamente non saprei come porle: ho perso un po’ il filo e non ho molta voglia di fare una cronaca dettagliata. Per chi me lo ha già chiesto questa mattina su MSN e per chi finirà facendolo: ho tolto i punti. Sono andato con Marco e Luca all’ospedale e mi hanno tolto i sei “scarabocchi” sulla schiena, facendomi un paio di tagliettini a “crudo” per meglio far combaciare la pelle. Sensazione “fantastica”. Assolutamente da non ripetere. Ad ogni modo, passato il momento di dolore, ci siamo diretti al Da Vinci in uno shopping folle, iniziando a spendere quella tredicesima che ancora non è fra le mie mani. Giacconi, jeans, maglioni, sciarpe. Non ci siamo fatti mancare nulla. Raro, vedere la mia macchina guidata da altri e non da me, nello specifico da mio fratello. Pomeriggio eravamo per Baleniere con Marco, mega vascone a vedere altre vetrine, altri possibili acquisti, tornando indietro all’altezza del Bar Remondi abbiamo incontrato Nunzio e Francesco, incazzati  neri per le ultime vicissitudini e per l’ultima botta lavorativa capitata a Nunzio.
Così, tutto ad un tratto, equilibri relativamente saldi di tante persone che ho intorno, se ne sono andati a quel paese. Sabato avevamo cenato da lui con Marco, Bibby e Manuela, ma l’aria era già pesante, lo scontento evidente. Io e Marco poi ci siamo fatti un giro per smaltire la cena e la giornata evidentemente lunga (soprattutto per lui che aveva fatto 800km). Siamo finiti, prima di andare a dormire, con l’ultimo peccato: cornetto con panna e zabaione. Ma grazie a Dio il mio metabolismo va che è una meraviglia e kg aggiuntivi non si sono visti (mi sento molto Bridget Jones quando scrivo ‘ste cose).
Ieri sera non siamo usciti e ci siamo sparati il Blu-Ray di Casino Royale.
Ci sono altre cose che vorrei scrivere, di incontri casuali e piacevoli, di rimandi a cose passate, di riflessioni varie. Volevo scusarmi con Silvia se “ero stranetto”, ma non sempre mi viene bene vivere, ma so che lei sa e capisce. L’ultimo pensiero va a Ilaria che ha una stella in più in cielo a vegliare su di lei. Coraggio piccola.

Avrei voluto aggiornare ieri sera,

ma poi mi sono perso nei meandri del resto. “Fuori come va?” chiedeva il Liga qualche anno addietro. E non va proprio bene. Sarà che la mattina quando sfoglio Leggo e mi aggiorno sulle ultime del nostre Bel Paese, mica viene tanto da ridere. L’unica sarebbe non vivere la vita ‘fuori’ e rifugiarsi negli affetti e nella consuetudine. Possibile? Forse.
E ieri come un fulmine a ciel sereno, ho sentito la mancanza di Francesca. Si ma non per quello che potrebbe offrirmi Francesca oggi se le cose fossero diverse o di quello che è stato negli ultimi tempi. Ma per quello che era quando è stata la mia Francesca. E purtroppo (?) come tutte le cose passate, quello che è stato non può tornare. È  un po’ un rendersi conto, che il tempo non ruba le persone, ma toglie loro qualcosa che non è replicabile. Immagino ad esempio che quello che ero con Camilla, non era lo stesso di mesi dopo con Elena o Stella o con la stessa Francesca.
Perché viviamo tutti un percorso di crescita, di evoluzione continua. Una trasformazione costante. Forse in meglio, ma questo ci rende differenti. Quindi a me ieri mancava una Francesca non riproponibile, un qualcosa che è stato solo mio e che apparteneva solo a quel tempo.
Poi le routine e le novità si prendono tutti i pensieri e le nostalgie. C’è Manu che torna oggi e che vedrò probabilmente nel weekend. C’è Silvia che è tornata costante e che abbraccerò per le feste Natalizie. E Manuela, Nunzio, Bibby, Ema, Fulvio, Luca per tanti altri momenti. E tutti i miei progetti, sempre in piedi anche se il tempo non basta mai. Buon Venerdì e buon inizio di Weekend. Tutto in un abbraccio.