Serata in casa,

non ce l’ho fatta oggi e alle 4 ero a casa. Non è spuntata la febbre, quantomeno, non la sento, ma la gola e il naso sono andati. E’ sempre più raro che io mi trovi qui a quest’ora e infatti non so bene che fare. Seguo in tv, distrattamente, Ballarò, che espone tesi trite e ritrite tra mutui, immobili e salari per i lavoratori dipendenti. Proprio grasse novità. Un tempo con tre milioni e più al mese avrei fatto il conte, oggi con mille e cinquecento euro, faccio ridere. E’ vero che non mi privo di nulla, ma è altrettanto vero che se fossimo ancora agli anni della Lira, non avrei dovuto mai e poi mai farlo. D’altronde l’Italia è un’infinita commedia, pensate che i miei colleghi, per lo stesso tipo di lavoro, in Francia, guadagnano duemila e trecento euro. Onesto no? E chiaramente, il costo della vita a Parigi è lo stesso che a Roma. E’ che destra o sinistra, Politicanti e oratori, quando si trovano il potere tra le mani, se ne sbattono di chi gli permette tutti gli agi di cui dispongono. C’è che mi fa schifo sto profondo egoismo generalizzato, così che invece di aver voglia di fare di più, di tendere ulteriormente la mano, mi verrebbe voglia di essere più merda di loro. Ma poi mi controllo.. e cedo il passo a quello che credo sia il mio buon senso..
Poi a casa prima un’amica su MSN mi chiede di Manu, di Francesca, su questi due finali, sulla mia sull’amore e sulla ricerca dello stesso.
Rimango un po’ interdetto sull’ultima cosa. Perché non credo che l’amore si cerchi, l’amore viene così come se ne va. Un gioco di luci e ombre. Si forse si costruisce, ma non puoi pianificarlo a tavolino. Questi miei pensieri sono contrari a molti famosi psicologi che ogni anno sparano libri sul discorso, pensando di poter razionalizzare un brivido nel cuore.
Forse sono troppo romantico, ma per me è impossibile.
E allora via di brividi e di emozioni, di ricordi e di sensazioni. Di una Silvia che si sveglia su una Parigi, bella ma anche stanca. E Ila che si aggira con l’Ipod nelle orecchie e il cuore con troppe domande che nasconde non sempre in fretta. Di Manu e il suo pendolarismo e dubbi e incertezze tra ragione e sentimento. Di Bibby e l’imminente viaggio in Africa, di Manuela e Nunzio nel letto a guardarsi gli episodi inediti di lost. Di Luca e l’ultimo acquisto folle. Di Fulvio e una Genova troppo distante, di Emanuele e una speranza buona perché lo sappiamo che le cose presto o tardi arrivano. E tutti gli altri, uno dopo l’altro… Ognuno con la sua ricerca e il suo viaggio. Osservo voi e osservo me. Un sorriso sereno, è un grande viaggio.

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2 Responses to Serata in casa,

  1. utente anonimo says:

    sul fatto che il costo della vita a Parigi sia come a Roma avrei qualcosa da eccepire 😉

    (silvia ovviamont)

  2. utente anonimo says:

    …e come ti ho detto qualche giorno fa, nel viaggio conta, sì, ciò che scegli per riempire la valigia, ma essenzialmente è la stoffa del viaggiatore a fare la differenza…

    L’ultima “fine”…che strano sentir definire così me e te.

    Ora vorrei tanto sentirti per dirti…non lo so, niente di predefinito, in realtà. E allora mi sa che questo desiderio va definito meglio: non è desiderio di “sentire”, ma desiderio di “vivere”.

    Che poi è quello che auguro un po’ a tutti, a me, a te, a chi legge e a chi no…vivere tutto fino in fondo, assaporandone e annusandone ogni briciola.

    Che poi è quello che stanno facendo Manu e Gianni. Tra domande e sensazioni e flash e ricordi e speranze e paure, è quello che stanno facendo quei due. Strani quei due ;-D

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