VI – Prima di lei (prima parte)

Non è esistita soltanto Sara nella mia vita, io esistevo da ben prima di lei, da prima che i suoi occhi verdi mi fottessero alla grande in un giovedì pomeriggio: d’altronde se era prima era prima.
Ho avuto un’adolescenza strana, senza punti fermi, forse il punto fermo era soltanto la scuola, l’unico dovere che sentivo di avere la necessità di rispettare, ma niente d’imposto, la vivevo in scioltezza. A quattordici anni, nemmeno posavo lo zaino a casa che io, il Drugo e il Drago, ci vedevamo prontissimi a non fare un cazzo come al solito. Ci buttavamo sulla metro e ce ne andavamo in centro, per poi prendere un autobus qualunque al volo e compiere tutto il tragitto senza conoscere il capolinea, senza sapere niente di dove saremmo arrivati. Gli avventurieri del niente. Rientravamo che era tardi e i miei si incazzavano a bestia lamentando milioni di mancanze. In realtà erano solo frustrati dall’aver perso il controllo sulle loro vite e sulla mia, senza contare che Vanessa usciva vestita come una presa da un film porno anni ’80. Ovviamente di film porno ne sapevo già parecchio. Quando avevamo una casa libera, prendevamo le vecchie VHS del padre del Drugo e ci immergevamo nello scoprire una collezione da far impallidire qualunque appassionato. Sì perché quelli che collezionano il materiale inerente, vengono definiti appassionati. Sotto falsa etichetta c’era di tutto, dal materiale amatoriale a quello raffinato con trame imbarazzanti. Da Cicciolina a Moana Pozzi, senza contare il mai troppo compianto John Holmes, che ci faceva vivere male la lunghezza dei nostri arnesi: trentacinque centimetri di pisello che poteva essere ripreso soltanto col campo lungo. Complessi su complessi prima ancora di trovare una figa in cui affondare. Chiaramente ci ammazzavamo di seghe. Eravamo arrivati a scoprire la tecnica della “Mano morta”, anche detta “Manovra dell’estraneo”, in pratica ci mettevamo la mano sotto il culo finché non si addormentava e iniziavamo a menarcelo con la convinzione che a farlo fosse la tizia dei nostri sogni. Decisamente, non conoscevamo ancora i piaceri della carne, quelli erano arrivati – almeno per me – un paio d’anni dopo, grazie a Marzia. Marzia era tutto quello che avrei potuto desiderare per la mia prima volta. Ci siamo conosciuti per via di Vanessa, era una delle sue migliori amiche, durante un pigiama party a casa nostra, in un weekend in cui i miei erano partiti e loro avevano deciso di non andare a farsi vedere in giro sculettanti, ma di riempirsi di dolci e vino fino a non poterne più. Mi ricordo che passavo continuamente davanti al salone per farmi i fatti loro e alla fine proprio Marzia aveva detto: «Fai rimanere pure lui, no?» Vanessa nemmeno aveva replicato, ciucca com’era non facevo differenza, io ero un po’ inebetito, ma non rinconglionito e mi ero seduto con loro: l’inizio della fine. Mi avevano preso di mira senza esclusioni di colpi, partendo dal mio primo ed unico bacio, passando per il mio fisico non propriamente in carne, fino a giungere alla mia verginità. Fatto sta che a Marzia dovevo proprio stare simpatico, perché non faceva che abbracciarmi e spintonarmi, fin quando una ad una erano crollate sul divano. Rimasti svegli soltanto io e lei, mi aveva lanciato l’esca: «Perché non mi fai vedere la tua camera?» Ecco, lo so che sembra impossibile, ma io credevo sul serio che volesse vedere la mia camera. Chissà, forse voleva togliersi lo sfizio di farsi uno più piccolo di lei o forse le piacevo abbastanza per concludere in bellezza la serata, comunque sia, entrati in camera mia aveva subito chiuso la porta dietro di sé: «Fammi vedere come bacia un ragazzino.» Ero così sorpreso che l’ho baciata quasi con la rincorsa, che se non avessi dovuto baciarla le avrei dato una testata e l’avrei messa Knock-out. Si era messa a ridere, conscia che proprio non ci sapevo fare, allora mi aveva preso il viso tra le mani – ero comunque più alto di lei – e mi aveva passato la lingua sulle labbra, le aveva leccate, succhiate e aveva detto: «Non è meglio così?» Cazzo se era meglio! Penso la mia espressione la dicesse lunga sul mio assenso in merito, l’avrei baciata fino a morire di ritenzione idrica se mai fosse stato possibile. Già così, mi sarei potuto definire un adolescente felice, segno che Marzia quella bocca doveva proprio averla usata tanto, tuttavia le improvvisate non erano finite, evidentemente Dio sapeva di essere in debito con me. Marzia si era distaccata e aveva guardato il letto: «Ci accoccoliamo?» Nella testa – frastornata dai miei ormoni in festa – soltanto un pensiero in ripetizione: “La figa, la figa, la figa!” Così ci eravamo sdraiati sul letto e preso da un desiderio incontrollabile, le ero saltato sopra – sembrava più un incontro di catch – e devo ammettere che era stata molto paziente: “Toccami così, fai questo, baciami qui, leccami lì”. E poi era successo. Con un gioco di mani che avrebbe fatto impallidire il mago Silvan, Marzia aveva scartato un preservativo e l’aveva infilato con maestria sul mio affare. La mia attuale mente analitica si sarebbe chiesta dove cazzo teneva i preservativi, visto che quando era entrata in camera mia aveva addosso una felpa ed un pantalone del pigiama, ma il mio testosterone, in quel momento, aveva preso il sopravvento e nemmeno ci aveva badato. Ne usammo tre quella notte, ero corso in camera dei miei genitori a prenderne degli altri, d’altronde avevo arretrati lunghi una vita dovevo battere il ferro finché era caldo e Marzia calda lo era sul serio. Mi ero addormentato con un sorriso cretino in faccia, contento di aver raggiunto lo scopo che ogni adolescente brama più di mille altre cose: scopare, appunto. Quell’esperienza segnò una linea abbastanza marcata fra quello che ero e quello che sarei diventato. Con Marzia ci furono altri incontri fugaci per qualche mese ancora e non so se ne abbia mai fatto parola con Vanessa, tuttavia io avevo evitato di farlo, non volevo sottolineature di alcun tipo, ma le donne che sono venute dopo, se non si sono lamentate – Serena a parte – devono ringraziare proprio Marzia, d’altronde non è esistita soltanto Sara nella mia vita, c’era un prima e ci sarà anche un dopo.
Nero

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