IV – Serena

Io non sono stato sempre in questo modo, vado dicendo che mi ci hanno fatto diventare, è la via di fuga più semplice: dò responsabilità ad altri così non devo assumermene io. Sono stato uno che ha creduto nei sentimenti, nonostante tutto, ma con Sara ho preso la pezza delle pezze – come capita a tutti d’altra parte – e invece di rimettermi in gioco, ho preferito ritornare a fare il vago e prendermi quello che di volta in volta sono riuscito a prendermi.
Stasera mi sono preso Serena, per esempio. Era qualche mese che ci giravamo intorno e gira che ti rigira adesso ci guardiamo a distanza di un mezzo tavolo davanti ad un pinta, mentre si lancia in discorsi che dimenticherò fra poco, il tempo necessario di finire nella vecchia Twingo che ancora riesce a non lasciarmi a piedi.
Parla dei suoi studi (due palle), dei suoi ex (due palle), delle sue amiche (due palle), di come deve essere il suo uomo tipo (cazzate), quando tutto quello che è aspetta è una scusa razionale che giustifichi le sue emozioni affinché si ritrovi a cavalcarmi per tutto il tempo in cui riusciremo a farcela.
Serena non sarebbe male, tutto sommato, qualcun altro al posto mio se la sposerebbe di corsa, ma qualcun altro non sono io, è questo il punto.
Io sono Nero.
Io sono arrabbiato, sono deluso, sono un coglione, ma sono anche un figo.
La mia migliore amica dice che sono soltanto un uomo ferito ed io nego tutto meglio che posso, ma non per contrariarla, bensì perché non voglio perdere l’aurea dell’uomo di ghiaccio, dell’uomo che non ama.
Lei dice (comunque lei si chiama Melania) che Sara probabilmente non ha chiuso sul serio, che presto o tardi tornerà e capirà quello che ha perso: cerca di alimentare speranze alle quali io non ho intenzione di dare proprio ascolto, perché so che Sara se la sta spassando alla grande.
Una donna quando chiede spazio, quando dice che la stai pressando, ti sta cortesemente chiedendo di non romperle i coglioni mentre si fa sbattere in santa pace dal suo uomo del momento, perché sapendo che ormai ti possiede, non è più attratta da te e questo gioco dura fino a quando non si prenda la briga di lasciarti, rinfacciandoti, ovviamente, qualsiasi cosa le passi per la mente.
I primi tempi – quando te lo dicono – credi che non sia possibile, credi che lei sia diversa, che non ti farebbe mai una cosa del genere, ma perché proprio tu dovresti essere il fortunato ad aver incontrato una donna diversa dalle altre?
E infatti non lo sei e, in fondo, la colpa è proprio la tua, sei tu che sei diventato scontato, bisognoso, monotono, sei tu che non hai mosso il culo e ti sei adagiato.
È per questo che io stasera sto con Serena e non con Sara.
Finiamo la birra, mentre finisce di raccontarmi delle tematiche relative alla sua tesi, ripeto qualche frase che mi ha spiattellato per mostrarle ascolto, poi ci alziamo e andiamo via. In macchina, davanti al lungomare, ci fumiamo una sigaretta, c’è silenzio, c’è tensione sessuale, potrei cogliere l’attimo propizio, invece rimango sul sedile in tranquillità, così che la sua voglia aumenti ancora.
Nemmeno getto la sigaretta tra le due dita di finestrino aperto, che mi salta addosso infilandomi la lingua in bocca. Non mi piace come bacia, partiamo proprio male, cerco di rifarmi piazzandole le mani sul culo e questo sì, questo mi piace.
«Quanto cazzo mi ecciti« dice lei sbottonandomi i jeans e dentro sorrido perché non sto facendo proprio niente, oppure, il niente che faccio è abbastanza per una come lei.
Ingurgita il mio amico più in basso fin quando non è pronto per il mestiere per il quale sta al mondo, passiamo sui sedili posteriori, i vetri si appannano, offro un’occhiata veloce all’ora – ho promesso al Drago che domani mattina vado ad aiutarlo al bar – lei si spoglia da sola, non faccio nemmeno in tempo a toglierle i leggings, si sposta il perizoma da una parte e mi lascia entrare subito.
Quando una donna è bagnata, si scivola dentro che è una bellezza e Serena lo è da morire, ma il primo colpo, è quello che fa la differenza, è quello che prepara la vagina alle stantuffate successive, quello che trasforma il desiderio in fatti. Mi prende con rabbia, con la bocca socchiusa come gli occhi, io osservo quasi assente, cerco di distrarmi ed è in questo momento che mi frego da solo, chiudo gli occhi e un’altra volta, come succede da troppo tempo, vedo Sara sopra di me.
La mia erezione è uno sfocato ricordo, il mio cazzo diventa un bruco triste e Serena mi guarda come se la colpa dello stato in cui mi ritrovo ora sia completamente sua.
«Ho sbagliato qualcosa?» domanda incredula mentre praticamente mi struscia le grandi labbra sul pube.
Io non dico niente, mi muovo e lei si scansa, tiro su i boxer rigorosamente griffati e rigorosamente falsi.
«Andiamo, si è fatto tardi» dico portandomi di nuovo sul sedile anteriore.
Lei non spiccica una parola e riparto dal piazzale per accompagnarla a casa.
«Allora ci sentiamo?» chiede lei in uno stato confusionale per il mio comportamento.
Annuisco e la saluto con un sorriso che se fatto di plastica sembrerebbe maggiormente autentico.
Nemmeno aspetto che rientri nel portone che io e la mia Twingo siamo ripartiti.
Se Melania mi vedesse, avvalorerebbe la sua teoria dell’uomo ferito, ma non c’è e non le dirò un cazzo di niente, io devo essere l’uomo senza sentimenti.
Nero

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