III – Il pulpito

«Mentre sfoghi le frustrazioni ti senti meglio, perché dai spazio alla rabbia repressa per ogni insoddisfazione che ti macera dentro, una treccia di bile e acidi che scavano a fondo, anche se non abbastanza, comunque ti alzi e dal pulpito condanni persone,trovi capri espiatori, situazioni, oggetti. Le sai tutte tu, diventi il maggiore esperto in fatto di verità assolute, quello che sta un passo avanti e può giudicare chiunque.» ho detto a Carlo mentre giro la seconda canna.
In faccia, sotto la fronte aggrottata e una bella pelata, ha un punto interrogativo al posto degli occhi, come per dirmi «Ammazza se ‘sta roba t’ha fatto effetto!»
In realtà io sto già fatto dentro, da una vita, anzi, sfatto, perché lo so che quello che dico a lui è quello che mi rinfaccio io.
«Quante volte hai puntato il dito contro gli altri per assicurarti di essere quello buono, quello che fa le cose come Cristo comanda? Perché tanto lo sai che non vali un cazzo, ma hai bisogno di nasconderlo sminuendo ed evidenziando gli errori degli altri per sentire che non fai né più e né meno schifo di loro.» aggiungo leccando la cartina.
E so che ho ragione, perché siamo tutti abituati a mentire, anche per la cosa più piccola, pure per rimandare un appuntamento, a partire dalla persona che abbiamo accanto, fino ad arrivare a Dio: mentiamo, mentiamo e mentiamo, perché fosse mai ci vedessero vulnerabili o come non dovremmo essere, sarebbe un casino, dovremmo gettare la maschera.
La verità è che il nostro peggior nemico è quello che abbiamo nel cuore, quello che nonostante il rumore non lo stiamo ad ascoltare, quello che non facciamo uscire, quello che sa come stanno le cose e non ci sono storie, a lui non possiamo mentire lo odiamo tanto perché vorrebbe che tirassimo fuori quello che siamo.
«Hai avuto mai le palle per guardarti nello specchio e vomitare il malessere che provi? No, non ce l’hai mai avute e ti consoli del fatto che non lo fa nessuno, acclamato da qualche amico e qualche stronza che si lascia incantare dalle tre stronzate che racconti: tanto ogni persona è presa dal proprio triste carnevale, mentendo a se stessi per mostrarsi migliori di quello che sono realmente.» affermo concludendo.
Io lo so perché non ho un lavoro, perché ho questi amici, perché con lei è finita perché i miei sono preoccupati per me, perché sto girando questa canna. Io lo so.
Se sono nella situazione in cui sono, che mi piaccia o no, è perché sono stato io a volerlo e tutto quello che faccio è sperare che le cose si sistemino da sole. Quindi non faccio un cazzo.
Strappo il disavanzo dalla cartina, due colpi sulla scrivania e l’accendo, Carlo aspetta e non vede l’ora che gliela passi.
“Oggi non te capisco Ne’, ma non è che ti manca Sara?»
Tiro una boccata e me lo guardo con quel sorriso sbilenco di quando faccio il vago.
«Sara chi?”
«Come Sara chi? La tua ex, oh!»
«Ah la troia! Chiamala per nome, no? No, mai più sentita, starà facendo la vacca con qualcuno, tanto una così è meglio perderla che trovarla, quel poveraccio mi fa già pena.» dico io gustando il sapore del fumo.
So che ne ho detta un’altra, ma stare sul pulpito a giudicare è una droga alla quale nessuno può resistere, tantomeno io.
Nero

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