Chissà che cosa ti aspettavi,

chissà se era questo quello che volevi, se quando ti costruivi il futuro con i pensieri, immaginavi proprio quello che hai ora tra le mani. Probabilmente no, non ce l’avresti fatta, nessuno può farlo d’altronde. Supporre è una cosa, dare per assodato è un’altra. I sorrisi, le lacrime, le sorprese, i brividi, le sicurezze e le incertezze, quella prima volta che quando ne parlavi con le amiche, sapevi che in fondo in fondo era stata meno memorabile di quanto tu non esprimessi. Tutte le lacrime e tutti quei dolori che ti hanno attraversata, ma anche quelle allegrie momentanee, quelle risate dell’anima che oggi hanno un aroma di nostalgia. Eppure sei arrivata fin qui, col tuo modo, un po’ come ognuno di noi. Dalle costruzione delle proiezioni mentali fino ai fatti. Forse è andata meglio, forse peggio, le considerazioni sono soggettive, però è vero che qualcosa per strada l’hai lasciato, qualcosa lo lasciamo tutti. Vorrei darti più garanzie, dirti che è andata lo stesso bene così, ma non è semplice: guardarti da fuori può aiutarmi in impressioni generali, come stai dentro però sei tu a saperlo. Non ho scritto molto per te, sono state altre le persone – oltre me, ovviamente – ad occupare queste pagine, anche se è vero che raccontando di me, non ho fatto altro che parlare di te. Ieri ti guardavo e per quanto tu sia ancora evidentemente bella, il tempo palesa il segno del suo passaggio. Mi sono chiesto pure se in qualche modo non ti avessi deluso, se non ti fossi attesa qualcosa di più, se i miei modi a volte scontrosi, a volte troppo sicuri, non ti avessero ferita in una qualche maniera. Ti devo molto comunque. È soprattutto colpa e merito tuo, se sono quello che sono e nonostante milioni di discussioni – quante volte ci siamo vomitati di tutto addosso? – ti applaudo sentitamente. So già che l’ennesimo distacco ti peserà, so già che prima alzerai muri e poi accetterai l’andare delle cose, è simile a come facevamo quand’ero un bambino, che per ottenere il tuo rispetto dovevo impuntarmi e dimostrarti che sapevo quello che facevo. Soltanto che le cose sono cambiate e tanto. Hai coscienza di me e della strada che ho fatto, qualche volta con uno sguardo veloce, senza perderci in parole, mi capisci già, ed è la che lo sento che abbiamo lo stesso sangue, che un’intuizione è dovuta da quello che di te mi resterà per sempre dentro. E quando l’altra volta – in uno di quegli incroci brevi dove cerchi di strapparmi dialogo – mi hai domandato se sono felice, mi hai messo un attimo in difficoltà. Non per la risposta che avrei potuto offrirti, ci mancherebbe, ma perché è proprio nella tua natura preoccuparti di come stiamo noi, piuttosto che di te. Va tutto  bene, ma’. Stai tranquilla, c’è ancora molto da fare e lo farò, ma sono sereno e mi dispiace per tutte le volte in cui ti ho lasciata ai margini e non ti ho inclusa come avresti meritato, ma lo sai, sono molto solitario per certi aspetti e ho bisogno dei miei spazi per capire dove e come vado. Magari la prossima volta cercherò di spiegarti meglio, intanto grazie per ogni cosa che hai fatto, perché ti è riuscito tutto veramente bene.

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