Accarezzo l’idea di te, in silenzio,

nessuna pretesa, nessuna richiesta: anche i desideri muoiono, pure quelli che sei certo ti faranno compagnia per tutta la vita. Mi sento vuoto fra queste mura, tra penne, lettere e una manciata di pixel utili a rendere maggiormente nitidi i lineamenti che non ho più davanti. Mi domando cosa fai, se la vita che vivi senza di noi sia lo stessa piena e ricca di quando un noi esisteva.

Il cuore custodisce cause che sei costretto a combattere anche se non vorresti; ma l’egoismo, in fondo, prevale sempre. Fa brutto la realtà, fa brutto quando comprendi che pure un banale vorrei diventa inattuabile, rimango qui, immobile, tra la voglia di te e la negazione che hai lasciato.

Sai? Non mi manchi soltanto per quello che siamo stati, ma per quello che avremmo dovuto essere e, tutt’ora, non riesco a capacitarmi del perché non lo siamo. Eppure lo sapevo. Lo sapevo che il per sempre è la bugia che ci raccontiamo per sigillare il presente, per credere che non ci saranno mutazioni.

I cristalli liquidi esplodono di colori, domandano caratteri a riempire il bianco di una pagina non tangibile, di questo cursore che lampeggia ininterrottamente, stupidamente, allo stesso ritmo. Digito senza sosta. Racconto di me, di te, di chi in un tumulto incrocia la propria esistenza con la mia. Questo spazio virtuale, questo luogo non luogo è il mio post-it sulla bacheca della vita. Il desiderio di fermare un momento fra milioni di altri, come se fosse possibile afferrarlo, il tempo. Come se avesse una consistenza, come se non fosse astratto. L’ultimo viaggio o l’inizio di un altro viaggio.

Ho inseguito la verità ed ho compreso che l’amore è la forza per la quale tutto quanto si muove. Ne ho cercato, dato e avuto tanto, come te, come me, anche se, adesso, ho soltanto la tua assenza a farmi compagnia.
(Dicembre – Siamo proprio io e te)

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